venerdì 1 febbraio 2013

Alchimia: Albedo - L'Opera al Bianco


Alla fine della Nigredo, appare una luce bianca. Siamo arrivati al secondo stadio della Grande Opera: l’Albedo, o bianchezza. L’alchimista ha scoperto dentro di sé la sorgente della sua vita, la fonte da cui l’acqua della vita scorre, donando giovinezza eterna.


Concentrare i propri sforzi sull'osservazione di sé, sui pensieri e sulle emozioni porta alla nascita dell'osservatore, una nuova entità che guarda con distacco le attività della macchina biologica umana e acquisisce nel tempo una capacità sempre maggiore di controllarla.
A questo punto si va incontro a un pericolo dal quale è indispensabile mettere in guardia il neofita.
L'osservatore - la parte dell'individuo che vuole liberarsi e che si è manifestata fin dai primi passi sul sentiero - diviene sempre più potente e sempre più capace di sottomettere la personalità al suo volere. A un dato momento questo osservatore diviene il maggiordomo, secondo la terminologia esoterica, cioè un'entità in grado di impartire ordini all'interno della casa e di farsi obbedire dal resto della servitù: emozioni e pensieri.
È a questo punto che l'alchimista può cadere nel tranello e pensare di aver realizzato il suo traguardo. Ma il potere di dominare su pensieri, passioni ed emozioni non rappresenta ancora il conseguimento finale.
Egli staziona adesso in una sorta di Terra di mezzo, un punto neutro, che di norma causa una insopportabile sensazione di incertezza. È morto l'uomo ordinario che lui era, ma non è ancora nato l'« Uomo Nuovo ». Il controllo che egli ha acquisito non è ancora frutto dell'identificazione con l'entità spirituale - l'anima - bensì conseguenza della creazione di un centro di gravità permanente, capace di mettere ordine in casa, ma ancora facente parte della servitù, la natura inferiore, la personalità. Il padrone di casa tarda ad arrivare.

È in questa "terra di nessuno" che l'aspirante Mago viene sottoposto alla tentazione. Gli si presentano due vie: il Sentiero della Mano Destra e quello della Mano Sinistra. Nel primo si pone la propria volontà al servizio dell'Uno, nel secondo si ha l'ardire di rifiutare ogni genere di obbedienza e si prosegue nel lavoro alchemico per fini egoistici.
Egli potrà superare la situazione di stallo rivolgendosi alle forze diaboliche (evocazione), subito pronte ad accogliere il neofita nelle loro schiere, oppure a quelle spirituali (invocazione), anch'esse pronte ad assisterlo, ma più difficili da raggiungere, in quanto il contatto con loro richiede determinazione a servire e a sacrificarsi per il bene dell'umanità. L'Ego con i suoi desideri di POTERE, DENARO e SESSO deve essere « sacrificato » (=fatto sacro).

Le tentazioni giungono solo quando l'uomo ha già creato in sé un centro di gravità permanente, e si è quindi portato piuttosto innanzi nel suo processo evolutivo.
La formulazione del pensiero "Non sia fatta la mia, ma la Tua volontà" (Lc 22,42) è il segno che la via della Mano destra è stata preferita. Allora il padrone di casa prende il posto del maggiordomo. L'individuo si identifica con l'anima e l'Uomo Nuovo può nascere. L'Opera al Bianco si è compiuta.


In realtà l'osservatore, il maggiordomo e il padrone di casa sono il risultato del progressivo spostamento del centro di consapevolezza dell'individuo dal cervello al Cuore. Il che equivale al passaggio dal corpo fisico al « corpo di gloria », o dalla personalità all'anima.
 L'Opera al Nero e l'Opera al Bianco si muovono parallelamente. Durante il procedere della prima avanza anche la seconda. In queste fasi del lavoro alchemico ci si distacca sempre di più dalla personalità, ma al contempo si costruisce già il « corpo di gloria », il « vaso dell'anima ». Ci si allontana dalla caotica e irrefrenabile attività del cervello, ma solo per traslarsi ogni giorno di più in un nuovo organo di senso: il Cuore.

La conclusione si ha nell'identificazione completa dell'Io con l'anima, il che implica l'apertura del Cuore all'amore e la capacità dell'individuo di agire coscientemente nel suo corpo fluidico, o astrale.
 L'apertura del Cuore altro non è che la ricezione del donum dei, cioè la fabbricazione in sé del Lapis Philosophorum. La tanto agognata Pietra Filosofale è in verità l'attitudine a provocare in sé stessi l'amore - attraverso un cosciente utilizzo del centro del Cuore - e a indirizzarlo nelle opere magiche quali la guarigione o la trasmutazione.
 Nessuna vera opera magica è fattibile se non a partire da uno stato di innamoramento.
 

È importante che le frasi "Amate i vostri nemici" (Mt 5,44), "Non sia fatta la mia, ma la Tua volontà" (Lc 22,42) e "Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la Sua opera" (Gv 4,34) impregnino la coscienza dell'aspirante già dall'inizio del suo percorso.
 

L'intera Scienza dei Maghi si fonda su tali pilastri. 
Più in particolare "Amate i vostri nemici" (Mt 5,44) riassume occultamente l'Opera al Nero, l'Opera al Bianco e l'Opera al Giallo. Le altre due frasi riassumono l'Opera al Rosso: la cristificazione della materia.
 Polarizzare quotidianamente la propria esistenza su queste frasi apre un canale alle energie dei piani superiori, che in tal modo possono scendere a coadiuvare gli sforzi dell'allievo, e consente alle entità angeliche di proteggerlo da "presenze sottili" indesiderabili. 

Il vantaggio di invocare e lasciarsi attraversare dalle forze che agiscono dall'alto risiede nel fatto che esse non combattono sullo stesso piano dell'avversario, come invece è costretto a fare il neofita, che deve lavorare sulla sua personalità con una parte di questa stessa personalità.
 L'alchimista che volesse ottusamente concentrarsi solo sull'Opera al Nero - cioè sulla dominazione della natura inferiore - senza badare all'aspetto amore, che si esprime nell'apertura del Cuore e nella volontà di servizio per l'umanità, avrebbe possibilità molto minori di riuscire nella sua impresa, poiché agirebbe senza l'aiuto delle energie provenienti dai piani superiori. Inoltre si ritroverebbe a un dato momento nella « Terra di mezzo » senza alcuna connessione con i mondi spirituali più elevati e le entità angeliche che li abitano. A quel punto, a causa della ristrettezza del suo Cuore, la sua scelta ricadrebbe quasi inevitabilmente sul Sentiero della Mano Sinistra.

Per chi invece combatte contro i draghi protetto dallo scudo di Cristo, nigredo e albedo giungono a compimento in rapida successione.
I risultati sono:

- L'apertura del Cuore e di conseguenza la capacità di spostare a piacere il proprio centro di consapevolezza dall'apparato psicofisico all'anima, quindi l'ingresso in uno stato di coscienza di amore incondizionato verso gli eventi e le persone.


- La produzione dell'Argento, cioè la realizzazione definitiva del corpo mercuriale, o corpo di luce, o « corpo di gloria » - il tempio dell'anima; evento grazie al quale diviene possibile, in seguito al dovuto addestramento, viaggiare nel mondo astrale con il nuovo corpo come veicolo.


- L'immortalità. Alla morte del corpo fisico il Mago è ora certo che resterà in vita, poiché il suo centro di consapevolezza si trova già ora nel corpo causale. Tuttavia questa non è ancora l'immortalità assoluta, in quanto quando l'alchimista si identificherà con l'Uno stesso, anche il corpo dell'anima verrà abbandonato e il corpo dell'Uomo Nuovo sarà l'intera Creazione.

Fonte del testo:
OFFICINA ALKEMICA - l'Alchimia come via per la felicità incondizionata
Salvatore Brizzi, Antipodi Edizioni (2006)

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